Mélancolie | Matteo Cremonesi

Matteo Cremonesi
Mélancolie
Riferito a “Malinconie domestiche”
Milano
2011

“Mélancolie”

Accade, a volte, di vivere momenti
curiosamente carichi d’ignoto, quasi specchi
dimenticati
a riflettere polvere

momenti strani, da uccidere nel buio

soffocandoli
piano
per non farli soffrire

come in un rito ai margini dell’alba
senza incensi
né spade.

Citazione da “Malinconia segreta del Deuteragonista”
Nuccio Mula
Agrigento

Una luce rivelatoria, che trova la propria carne nella polvere, che diviene materia sulle stesse superfici che dicono la quotidianità e l’abbandono illumina gli scatti di Fabio Guadagni, giovane artista veronese che, con il suo lavoro fotografico s’addentra in un articolato racconto in cui l’esperienza personale di un particolare stato d’animo si traduce in una sequenza di visioni curiosamente intimiste e dolci.
Il Racconto che Fabio ci consegna attraverso le sue fotografie è quello di una malinconia trovata nella propria casa, fissata nel gioco di chiaroscuri che si fa sugli oggetti, percepita sulle cose di sempre e di tutti. Dimensioni che attraverso il sensibile ed intimo sguardo di Fabio, divengono per un momento sufficiente alla fotografia, un piccolo e fragile regno in cui descrivere e trattenere la sensibile impressione di uno stato d’animo altrimenti indescrivibile.
Guadagni fa della fotografia un uso catartico, estremamente personale, permettendo a questa di essere per un momento i suoi occhi ed il suo modo, che fissato con attenzione e pazienza su se stesso, usa quanto gli è immediatamente vicino per descriversi.
Osservando le opere di Fabio Guadagni molto si comprende o intuisce di lui.
Il suo mondo, quanto descrive, è apparentemente quello che appartiene a tutti, circostante e oggetti presenti da sempre in ogni abitazione, luci e accostamenti che si manifestano in ogni casa con spontaneità e naturalezza. Tuttavia per Fabio queste quotidiane presenze presumibilmente trovate, divengono il muto palcoscenico sul quale rappresentare metaforicamente il proprio stato d’animo, le lentezze del proprio spirito, il proprio desiderio di un’intimità e di un rifugio.
Lo straniante rapporto che intercorre fra queste nature morte quotidiane e l’esperienza intima che Fabio racconta, riporta lo sguardo a concentrarsi su qualcosa di effettivamente invisibile nelle immagini, ma che all’interno di una più ampia lettura di queste possiamo definire come la loro impressione o spettro.
Vero e proprio protagonista di tutti gli scatti di Fabio Guadagni è il riflesso di una condizione intima e personale che l’autore con disarmante sincerità riesce a descrivere diversamente da quanto si potrebbe immaginare, non sul proprio corpo o nella propria espressione, ma bensì, descritto e inscritto in ciò che gli è fisicamente più prossimo e noto, la propria abitazione, le proprie cose, che si trasformano in una malinconica prigione e rifugio, in le sensazioni della mente s’addensano come spettri e fumo.
Un Fotografo strano Guadagni, che colpisce per la propria sincerità e che, come ogni bravo narratore riesce a commuovere suggerendo immagini di una semplicità straordinaria.

Matteo Cremonesi
Milano, 25 novembre 2011

 

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